In occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, abbiamo pensato di adattare i nostri contenuti sullo sport, come potente veicolo di sensibilizzazione e cambiamento. Attraverso questa intervista, daremo voce a tre atlete che, con impegno e perseveranza dimostrano come il rispetto, la solidarietà e l’inclusione siano i veri valori che lo sport insegna e promuove. Parleremo di come lo sport possa diventare un alleato fondamentale nella lotta contro ogni forma di violenza e discriminazione.

Qui troverai l’intervista in collaborazione con due fondatori di FuoriDalGioco, Paolo Mazza e Gabriele Talarico a Valentina Stranieri.

Sono Valentina Stranieri, nata a Soveria Mannelli il 21/09/1998. Nella mia vita sportiva dopo aver fatto 9 anni di nuoto, di cui 5 agonistici, ho iniziato a giocare a calcio tra gli esordienti della Garibaldina. Pur essendo l’unica bambina tra 20 maschietti ho sempre cercato di integrarmi e farmi rispettare. Successivamente ho fatto diverse stagioni nel calcio a 5 tra serie C e serie A2 (Audace Decollatura e Royal Team Lamezia) ma il mio principale obbiettivo era quello di giocare a calcio a 11, e nel 2019-2020 sono passata al Catanzaro. Nel 2020-2021 ho giocato nel Crotone facendo 2 stagioni in serie C nazionale, e nonostante il periodo di Covid la federazione ci ha permesso di portare a termine il campionato. Terminata la stagione 20-21 con il Crotone, un po’ abbattuta dalla stagione appena finita, avevo perso la voglia di giocare e nonostante le numerose chiamate da parte di altre squadre di serie C, ho accettato l’invito a far parte della Promosport Femminile, squadra da poco creata ma dalle grandi ambizioni, in eccellenza calabrese. Ho giocato per 3 stagioni in questa squadra, diventando capitano della stessa nella quale ho vincendo pure la Coppa Italia 2022, accedendo così pure alle fasi nazionali.

Quest’anno invece, sono ferma per un infortunio al ginocchio. Ho seguito le mie ragazze nel Coscarello (CS) che disputeranno il campionato di Eccellenza calabrese e la Coppa Italia, che sta per partire.
Nella mia vita privata sto svolgendo il Servizio Civile Universale a Decollatura nella sezione di Ambiente Sport e Cultura, seguendo comunque le mie passioni più grandi, gli allenamenti, la fotografia e il volontariato con l’Associazione Lyra.

La passione per il calcio

Raccontaci un po’ di te: Com’e nata la tua passione per il calcio? E come vivi gli allenamenti e le partite?

Valentina: “Ho iniziato a giocare a calcio sin da bambina con gli amici per strada e ho sempre voluto giocare tramite allenamenti e partite. Ho potuto fare questo sport liberamente fino all’età di 14 anni, poiché da questa età in poi non mi è stato più possibile giocare in una squadra formata da bambini. Inoltre nella mia zona non c’erano squadre femminili a cui avvicinarmi per continuare ad allenarmi.  Questa passione è sempre stata una cosa innata, perché alle bambole ho sempre preferito un pallone…”

Per me gli allenamenti sono la vera partita. Tengo molto agli allenamenti e ho sempre voluto essere la prima ad arrivare e l’ultima ad andarmene.  Potrei definirlo il mio porto sicuro: per quelle due ore non penso più a niente, se non ad allenarmi, migliorarmi e fare gruppo. “

“Devo dire che durante le partite non ho mai avuto problemi di ansia o di emozione. Mi definisco “anomala” perché quando la mia squadra vince (e gioca male) mi arrabbio sempre. Sono una perfezionista e voglio dare il meglio. Quando perdo (ma è meritata la vittoria degli avversari) provo dispiacere certo, ma non mi faccio sopraffare dalle emozioni negative che può regalare una partita persa, e non l’ho mai fatto. Tutto ciò vorrà dire che bisognava lavorare meglio durante la preparazione.”

Gli idoli

E quali sono i tuoi idoli sportivi da cui prendi inspirazione?

“Come idoli, diciamo che il primo amore non si scorda mai: il Barcellona dal 2009 in poi è sempre stato il mio punto fondamentale in teoria e pratica all’interno dell’area di gioco. Ricordo che vedevo ogni partita il week-end e me ne innamoravo sempre di più. Da quel momento lì ho sempre cercato di giocare un calcio sano e rispettoso nei confronti dell’avversario, ma soprattutto coeso coi miei compagni/compagne. Il tiki-taka è il mio mantra.”

L’essere donna nello sport

Pensi che lo sport sia veicolo di valori sani e libero da ogni stereotipo di genere?

“Lo sport deve essere un trasportatore di idee e valori sani e bisogna insegnarlo a tutti: dai piccoli amici ai genitori che seguono le partite. Purtroppo non sempre questo avviene e sfocia in quei gesti sporchi, che rendono un incontro sportivo non più piacevole. Tra tanti esempi: dalla semplice battuta sessista ad un salario nettamente più basso rispetto ai maschi, direi che queste due sono le prime cose che non devono esistere in un ambito bello e giocoso come lo sport.”

Secondo te, Quanto incide ancora oggi il fatto di essere giovanissima e donna sul modo in cui vieni trattata nel tuo ambito? Hai mai sentito risuonare qualche campanello d’allarme durante la tua attività agonistica?

“Avendo giocato più stagioni di attività agonistica, fortunatamente, in linea di massima non ho trovato ambienti che sotto questo punto di vista abbiano avuto pecche e disparità con le categorie maschili. Potremmo aver dovuto spostare i nostri impegni personali per qualche allenamento, questo sì, poiché magari la disponibilità dei campi c’era solo a quella determinata ora e giorno, perché nelle altre fasce orarie c’era la cosiddetta “prima squadra”.

“Purtroppo le classiche battute le ho sentite spesso, e ho voluto sempre smentirle con rispetto giocando a calcio e allenandomi. Dare il massimo sul campo credo sia l’unico mezzo per poter far cambiare un po’ la visione alle persone. “

La forza di volontà

L’essere donna è un ostacolo alla tua ambizione? Senti che gli uomini siano in qualche modo agevolati nella loro carriera?

“Io credo che non ci siano ostacoli alle ambizioni di tutti, donne o uomini, l’importante è essere capaci e volenterosi di svolgere il proprio compito o lavoro. Ho sempre pensato che servono le competenze e non i titoli, sia nella vita reale ma anche nello sport: se una ragazza è valida a svolgere il proprio ruolo è giusto che le venga data la possibilità di farlo. Ho sempre lottato con me stessa e con l’esterno affinché questo venga attuato.”

“Per quanto riguarda lo sport basti pensare che il professionismo nel calcio italiano sia arrivato solo un anno fa, e che invece all’estero è presente già da un po’ e per più categorie. La strada è lunga e sappiamo bene quali sono i rischi di società e giocatrici. Nel calcio femminile mancano le strutture e i fondi, certo, ma per migliorarsi bisogna sempre osare un po’…”